Curiosità tutte triestine
Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste
La storia dei pozzi carsici
Si pensa sia cosa nota a tutti la particolarità del terreno carsico di non avere un sistema idrico superficiale.
Questo aspetto negativo era particolarmente sentito nei tempi passati quando non esistevano acquedotti ed in particolare nelle estati colpite dalla siccità. Quasi ogni casa rurale aveva il suo pozzo dopo la raccolta dell'acqua piovana e, comunque, ogni villaggio (ed ogni frazione) aveva la sua cisterna pubblica e magari annesso un piccolo laghetto per abbeverare gli animali.
Verso la fine dell'800 ci fu una delle poche corse alla costruzione di queste preziose cisterne e sono molte le domande scritte dai "supani" (capi villaggi) del nostro Carso, indirizzati alle competenti autorità comunali, per chiedere permesso per la loro edificazione. Alcuni di questi pozzi o cisterne sono da tempo abbandonati; altri, per fortuna, in seguito ad un lavoro di schedatura e catalogazione, vennero salvati e bonificati
E' la storia per esempio della cisterna "Badaluka" di Banne.
Il manufatto venne costruito centocinquant' anni fa a spese dell'amministrazione comunale, per far fronte alla cronica carenza d'acqua della zona. In tal modo era possibile utilizzare l'acqua piovana che veniva depurata naturalmente attraverso un ingegnoso sistema di filtraggio ricavato attraverso un'intercapedine che avvolgeva tutto il serbatoio centrale e che era a sua volta perfettamente impermeabile. Da molti anni, però, la cisterna costruita in pietra arenaria non conteneva più acqua, ma solo materiali inerti e rifiuti gettati al suo interno da ignoti vandali.
Per consentire un adeguato ripristino dell'invaso, tutto il materiale è stato asportato a mano con un paziente lavoro di bonifica attuata dalla Società Adriatica di Speleologia.