Curiosità tutte triestine

Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste
Daniele moschettiere a cavallo

All'inizio del XVII secolo la nobiltà triestina era ben rappresentata: alle tredici "casade" dugentesche si erano unite altre famiglie di sangue blu provenienti soprattutto dalle regioni germaniche, attratte dalle prospettive economiche della città.
Una di queste era la famiglia Francol, ricchissima, proprietaria di una delle più belle residenze di Trieste.
Daniele era il figlio cadetto dei Francol e, come d'abitudine a quei tempi, era stato avviato alla carriera militare arruolandosi, come alfiere, nel Reggimento Auersberg.

Nel 1617 scoppiò una sanguinosa guerra fra Venezia e l'Impero Asburgico per la conquista della fortezza di Gradisca e del suo campo trincerato. I lunghi ed estenuanti combattimenti richiedevano il continuo ricambio di uomini e un infausto giorno giunse il turno del giovane alfiere.
Partito per il fronte, Daniele stava una mattina perlustrando un piccolo boschetto vicino al fiume, quando si batté inaspettatamente in due "cernide" di dalmatini che aprirono il fuoco.
La reazione del plotone dell'Auersberg fu immediata, ma le truppe dalmatine, scostandosi di lato, lasciarono il campo ad una retrostante compagnia di archibugeri ben schierati e con le micce accese. La piccola radura viene invasa dal fumo nerastro degli spari; Daniele sentì improvvisamente un dolore lancinante alla spalla destra, lasciò la spada (che gli rimase legata alla dragona intorno al polso), cadde da cavallo battendo violentemente la faccia sul terreno ghiacciato e perse i sensi.
Dal vicino bosco di faggi sbucò una compagnia di Stradioti sui loro piccoli cavalli neri e con le terribili "schiavone" disarcionarono i pochi moschettieri disorientati rimasti in sella.
Il massacro fu completo.

Lo scontro, così come era improvvisamente incominciato di colpo terminò, lasciando sul campo un numero imprecisato di morti e feriti lamentosi. All'imbrunire, con passo sospetto, arrivarono silenziosi "camicioni", avventurieri di ambedue gli schieramenti che, indossando lunghe camicie per non farsi riconoscere, percorrevano il campo di battaglia spogliando i morti dei loro valori e delle loro armi e nel contempo, spinti da (dubbia!) umana pietà, ponevano tragicamente fine alle sofferenze dei feriti. Il camicioni avevano quasi ultimato il loro macabro lavoro, quando l'attenzione di uno di essi venne attratta da uno splendido cavallo nero che tranquillamente pascolava ai margini del campo di battaglia.
Era Furioso, il cavallo di Daniele, fedele al suo padrone continuava a "vegliarlo" mentre, con la spalla fracassata e la faccia insanguinata, giaceva a terra incapace di muoversi e di reagire. Daniele vide un'ombra nera sulla testa, si sentì prendere per i capelli, avvertì qualcosa alla gola, prima gelida e poi rovente.
Con un flutto di sangue se ne andò anche la sua vita.

Così visse e morì il giovane valoroso alfiere della nobile dinastia triestina del Francol.

Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2008